L'unità minima del cinema: l'inquadratura

Lezione di Linguaggio Audiovisivo

Francesco Crispino

Roma, 1967. Si occupa di cinema da anni

in qualità di filmmaker, studioso e docente di

linguaggio audiovisivo.


Nella giornata di mercoledì 3 febbraio 2021 il professore Francesco Crispino, con il progetto "Cineprof", ci ha spiegato l'etimologia, l'importanza, la scelta dell'inquadratura , i piani, i campi e i dettagli delle scene cinematografiche.


L'etimologia della parola "inquadratura" deriva dal latino in quadrum: "mettere nel quadro".

Ogni giorno, anche scattando una semplice foto, scegliamo un'inquadratura, e questo gesto ci obbliga a dover escludere anche qualcosa dalla nostra scena.

Questo significa fare una selezione tra ciò che vogliamo far vedere e ciò che si trova nel fuoricampo, il quale ha la stessa importanza della scena. Pensiamo ad esempio ad un film horror, o anche un thriller; la scelta del regista di non far vedere determinate parti delle situazioni non è per niente casuale, non mostrare ad esempio il volto dell'assassino dall'inizio della visione serve proprio a creare "suspense" e a far immedesimare lo spettatore nella storia.

Ma ancora più nello specifico, cosa sono piani, campi e dettagli? Molto brevemente per campo si intende tutto ciò che ha a che fare con lo spazio della scena, le ambientazioni, ecc... I piani riguardano invece i corpi e i volti dei personaggi, mentre i dettagli si riferiscono soprattutto agli oggetti e ci servono per approfondire di più la storia.


Adesso passiamo al lato pratico attraverso degli esempi tratti dalla scena emblematica del celebre film del 2017: "Sicilian Ghost Story".















Nella scena del maneggio notiamo subito una particolare attenzione ai primi piani e ai vari dettagli presenti sulla scena. Solo successivamente riusciamo ad avere una visione generale di tutto il campo, che ci permette di capire con maggiore precisione dove ci troviamo.



Ancora, se continuiamo ad andare avanti con la scena, vediamo sempre i dettagli dei volti dei due ragazzi. Ma perché i registi scelgono di farci vedere soltanto determinati aspetti, in queste sequenze particolarmente?


La risposta è semplice. Ho definito emblematica questa scena proprio perché c'è il primo avvicinamento di Luna e Giuseppe: lei confessa il suo amore e lui ricambia con un bacio. In questa parte proviamo proprio i sentimenti dei due ragazzini, ed è proprio grazie ai primi

piani che riusciamo a percepire le loro emozioni e a sentirci molto più vicini ai due ragazzi.

C'è un altro dettaglio però molto interessante. Non notate niente nella foto numero 2 e 4? Ebbene si, tra loro, c'è sempre un elemento che li separa, in questo caso il cavallo, quasi a preannunciare quello che sta per succedere, ovvero il rapimento di Giuseppe che sarà la causa del loro doloroso allontanamento.



Per concludere la scena invece abbiamo proprio il momento in cui lui viene rapito da una finta macchina della polizia, in realtà guidata da dei mafiosi.


Luna che si separa da Giuseppe

L'inquadratura è dal basso e lei è leggermente oscurata, come rinchiusa in un reticolo.








Dettaglio di un fiore che potrebbe significare il loro amore che stava per sbocciare ma che è destinato a svanire, appassire, come metafora della loro relazione.


Luna in primo piano spostata verso destra.

In controscena notiamo le macchine dei mafiosi che stanno rapendo Giuseppe.





Per parlare di inquadratura sicuramente ci vorrebbero ore ed ore, questa è solo una piccola infarinatura di quanto sia importante la sua scelta, e di come ogni dettaglio sia visto e studiato approfonditamente in ogni produzione cinematografica.


a cura di:

Martina Starace

Aisha Cacciola








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