“Arbeit macht frei”; Quanto è costata questa libertà?


Il 14 giugno 1940 un traghetto di anime giunge presso il Lager nazista di Auschwitz, preludio della triviale, disumana, riprensibile, sprezzante caccia all’ebreo, all’omosessuale, all’atipico, disertore dell’entusiasmante, modello della “razza perfetta”.

Un magazzino di uomini, di corpi impietosamente stipati, di carcasse umane, vergognosamente asservite al dominio di una disdicevole cultura violenta, regressa, omicida tale da consacrare con entusiasmo l’avvento di liberticide leggi razziali.

Spersonalizzati, privati di un’identità umana, del pudore, della dignità, del rispetto, divenuti numeri di un sistema, selezionati e distribuiti quale merce, umiliati e vessati, i deportati dei campi di sterminio, divengono bestie fameliche.


Grate, perché è concessa loro la vita.

Grate, perché un gesto non le ha condannate.

Grate, perché null’altro le spetta.


Un genocidio perpetrato ai danni di un’etnia, l’eccidio di una comunità, la strage di vite umane, di neonati, anziani, menomati, espulsi dal mondo, votati a soffocare nella violenza di camere a gas, a bruciare in scabri forni crematori, ad ammassarsi in cumuli di ceneri evanescenti, ad essere vittime dell’insolenza, dell’odio, dell’indifferenza.

Colpevoli di essere nati, colpevoli di essere.


Moni Ovadia riflette sul senso di questa ricorrenza e introduce

alla visione del video Il dovere di ricordare


Il 27 gennaio 1945, l’agognata libertà. Benché giunta nel convulso fracasso di armi, proiettili, incendi “riparatori”, tentativi di occultamento, imprecazioni, grida, emozioni, pur sempre libertà.

I sopravvissuti, i “privilegiati”, strappati alle proprie famiglie da un ultimo sguardo, da un ultimo bacio, da un’ultima mano, da un ultimo abbraccio, inermi e impotenti, sono testimoni dell’olocausto.

Usurati, disfatti, estenuati, i reduci conservano il fardello di una vita, di un’esperienza, raccolta tra neve e filo spinato, tra dannazione e gratificazione, sospesi nell’incognita di un “perché?”.

Una vita privata della propria essenza, invivibile, spesa nel silenzio della meditazione e della preghiera, nella testimonianza della Shoah, nel tentativo di esorcizzare future espressioni di violenza razziale.



Hanno oltraggiato il rispetto.

Denigrato la dignità.

Ucciso la volontà.


E se questa è libertà, Dio

ridateci la vita.



A cura di:

Francesco Domenico La Rocca

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